RECENSIONE OUTLANDER (LA STRANIERA) PRIMO LIBRO.

  • GRAMMATICA: la Gabaldon ha utilizzato la prima persona in modo abile. Questo espediente, però, ha lo svantaggio di limitare il POV a uno, quello della protagonista femminile (Claire). Anche l’uso dei tempi verbali passati e della sintassi sono molto buoni.

  • PERSONAGGI: sono molto ben delineati solo Claire, un’infermiera del 1945 che viaggia nel tempo fino a giungere nel 1743. È una donna testarda e senza peli sulla lingua. Nel primo romanzo che la vede protagonista si intromette spesso e volentieri nelle questioni del clan e questo infastidisce molto i coprotagonisti. Jamie Fraser , un fuorilegge imparentato con il clan MacKanzie, accusato ingiustamente di aver ucciso un militare inglese. Lui è il protagonista maschile: un orgoglioso, coraggioso e romantico uomo di 23 anni che s’innamora di Claire.

    I protagonisti del clan Mackenzie (Colum, il lair, Dougal, il fratello di Colunn, Rupert, Murtagh, Mrs Fitz, Laoghaire ecc), a mio avviso, non sono ben delineati (non ci sono loro pensieri o ricordi) e compaiono nel romanzo solo attraverso discorsi diretti o impressioni della protagonista, a causa dell’utilizzo della Gabaldon della prima persona.

    Black Jack Randall: un dragone inglese al servizio di re Giorgio II che somiglia fisicamente come una goccia d’acqua al marito di Claire, Frank Randall (un professore inglese rimasto nel 45). Un militare crudele, sadico, vendicativo e probabilmente omosessuale che perseguita e tortura Jamie diverse volte durante il romanzo (le sue motivazioni non sono ben chiare, però)

    Geillis Duncan: la moglie del magistrato del villaggio che fa amicizia con Claire e viene accusata con lei di stregoneria. Personaggio misterioso, le cui azioni si chiariscono quasi a fine del romanzo, prima della sua morte.

  • AMBIENTAZIONE: Cocknammon Rock (dove Jamie sviene per le ferite); Castle Leoch (dove nelle sere gli abitanti si divertono con le storie bardiche e intrattenimenti musicali e gli uomini del clan Mackanzie gestiscono il territorio), Craigh na Dun (vicino Inverness, dove c’è il cerchio di pietre che la fa viaggiare nel tempo), la tenuta di Lallybrock (che appartiene alla famiglia Fraser, cioè a Jamie), monastero St Anne Beaupré. La Gabaldon inventa tutte le location, sebbene siano realistiche, ma a questo punto non so se definire il romanzo uno storico.

  • COMMENTO PERSONALE:

    la Scozia è bellissima e a mio avviso la Gabaldon, con poche ricerche personali, avrebbe potuto trovare e descrivere luoghi ancora esistenti (ogni tot chilometri ci sono castelli, fortezze e abbazie), invece di inventarli.

    Inoltre l’ultima donna bruciata sul rogo per stregoneria in Scozia risale al 1722. Mi sembra anche che la Gabaldon accenni alla lingua gaelica scozzese e all’aspetto vichingo di Jamie nella stessa frase. Il gaelico scozzese deriva dal gaelico irlandese, poteva evitare quella frase infelice. http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_gaelica_scozzese.

    La lotta dei Giacobiti contro gli inglesi di re Giorgio II è anche appena accennata e anche la battaglia di Culloden del 1746 (che Claire conosce, ma che il clan non ha ancora vissuto, al tempo del romanzo).

    Outlander è un romanzo molto ben scritto, ma non aspettatevi nulla più di un romance ambientato, per modo di dire, nel XVIII secolo.

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