ANCHE I SUICIDI VANNO ALL’INFERNO DI MACRINA MIRTI

Biografia

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Macrina Mirti è laureata in Lettere e insegna Italiano e Storia nella scuola superiore.

Ha partecipato a molte delle iniziative della Delos, per la quale ha già pubblicato “Il dolce sapore della vendetta”, “Finiamola qui” e “Una donna responsabile” nella collana “Senza sfumature”, e “Il canto del cuore” e “Le ragioni del cuore” nella collana “Passioni Romantiche”.

Ha anche scritto diversi racconti per la rivista Vera e per altre riviste femminili e non. Ha pubblicato, sotto altro nome, storie noir e crime. Questa volta, però, ha deciso di firmare “I suicidi vanno all’inferno” con lo stesso nome con cui ha firmato i romance storici e i racconti della collana Senza Sfumature, perché è convinta che uno scrittore debba sapere scrivere di tutto. Detesta fossilizzarsi in un solo genere letterario.

Nel tempo lasciatole libero dalla famiglia e dal lavoro, si occupa di gatti, che sono la sua grande passione. Ama i libri, il cinema d’autore e la cucina vegetariana.

I SUICIDI VANNO ALL’INFERNO”

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Sinossi.

Giulia è giovane, carina e laureata, ha un lavoro precario ed è stata appena mollata dal fidanzato. In breve: si trova in un mare di guai. In scadenza di contratto, è costretta ad accettare un incarico urgente che il suo capo non esita a conferirle. Deve recarsi in fretta e furia presso l’antico eremo di Sant’Anatolia perché la badessa, che è la zia del chiarissimo prof. Balli, direttore dell’istituto di ricerca presso cui lavora, ha un problema e lei, da archivista esperta, dovrà risolverlo. C’è un libricino segreto che è venuto alla luce durante la ristrutturazione di un’antica biblioteca. È un libro maledetto, condannato al rogo dall’Inquisizione. Eppure, non tutte le copie sono state bruciate. Solo una paleografa esperta come lei può ritrovarlo e decodificare antiche formule di riti magici e segreti. È stravolta dal dolore e imbottita di psicofarmaci, ma deve farsi forza e partire. L’amore se ne è andato; il lavoro è tutto ciò che le rimane e non può permettersi di perderlo.

PARERE:

Mi è piaciuto molto, soprattutto perché oltre a un buon horror e anche uno storico ben documentato e strutturato. Il romanzo inizia come un horror classico: un demone s’impossessa delle anime delle persone che si sono suicidate. Questo nel 553 durante la guerra tra i Goti e l’Impero bizantino che ha insanguinato l’Italia. Poi sembra che inizi un drammatico con Giulia lasciata dal fidanzato e costretta dal capo a recarsi nel convento di Sant’Anatolia. Ma lo stesso demone lo ritroviamo nel 1250 sempre a Sant’Anatolia, convento di clausura che si trova negli Appennini (Umbria). La conoscenza del convento è molto approfondita e mi è piaciuta molto l’amicizia delle due suore (Agnese e Matilde) così diverse tra loro. Non dico oltre per non fare spoiler, ma il romanzo lo consiglio. Bello.

 

 

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