VITA DI UN CASTELLANO DURANTE L’XI, XII SECOLO

Il signore veniva destato all’alba dal canto del gallo, dai cani e nitriti dei cavalli, oltre che dal bisbigliare dei servi. Dava un calcio al cane da caccia, che in fondo alle coperte gli faceva da scaldapiedi, si vestiva in cinque minuti, senza lavarsi, aiutato da un servo. La pulizia personale era considerato un lusso nel Medioevo, ci si lavava solo mani, piedi e viso, in inverno, e poco più in estate. Non esistendo impianti di riscaldamento e medicine avanzate,  in inverno ogni contatto con acqua gelida era considerato un tentativo di suicidio. A lume di candela o torcia indossava gli abiti del giorno precedente, ogni persona ricca o povera disponeva di un cambio, un capo da indossare e l’altro di riserva, ovviamente solo i nobili disponevano di giubbe, mantelli di lana pregiata, cappucci, tuniche abbellite con pellicce; i villani invece avevano solo tuniche, calze da infilare singolarmente e munite di piede e forse un mantello di lana non pregiata. Se intendeva mutare abito il signore correva alla cassapanca o baule tirando fuori diversi articoli d’abbigliamento, gettati dentro alla rinfusa e cosparsi di pepe contro le tarme (una scelta veloce, considerando i numerosi spifferi d’aria provenienti da tutte le parti e mitigati poco dai pannelli di pelle di capra o panno che chiudevano le finestre alte e strette.) Il vetro costava moltissimo. Una volta vestito si recava nella cappella del fortilizio per assistere con la famiglia alla messa. Dopodiché si dirigeva nella sala banchetti per una frugale prima colazione: spesso solo pane, formaggio stagionato e vino. Terminato il nutrimento si apprestava a discutere di problemi agricoli con il balivo e l’intendente, interessandosi dei raccolti, prodotti caseari (formaggio di pecora o capra da stagionare), bestiame d’allevamento (pecore e maiali), degli edifici da riparare e dispensava ordini al palafreniere (colui che si occupava dei cavalli), falconiere, infine riceveva viandanti e visitatori. Alle dieci i servi preparavano il primo vero pasto, servito nella sala banchetti.

Verso il primo pomeriggio si teneva il pasto più importante che spesso durava fino a sera, se c’erano ospiti. Gli invitati venivano disposti per gruppi o importanza, il feudatario e le persone più ragguardevoli infatti mangiavano su tavole rialzate. C’era spesso un gran freddo nella sala e la paglia stesa sul pavimento di pietra non riusciva a mitigare il clima. In ogni caso i commensali si scaldavano bevendo e mangiando con appetito. Chi mangiava di più era quello più bravo in battaglia.  Al banchetto erano esclusi i ragazzi e i vecchi, le dame servivano personalmente l’ospite  con pezzi di cacciagione: cervo, pernice, fagiano, lepre, quaglia cotta al vapore o allo spiedo, tutto aromatizzato con spezie: chiodi di garofano, pepe, noce moscata, garofano, ginepro, indispensabili per la corretta conservazione e disinfezione della carne.

Infine il signore riempiva la giornata con battute di caccia, riservate ai nobili e al seguito. La selvaggina di grossa taglia era uccisa con lancia e arco, le piccole prede, invece, catturate con il falcone.

La sera si cenava alle cinque, sempre cacciagione o pesci di acqua dolce: lucci, storioni, salmoni, molluschi e crostacei, spesso allevati a “domicilio”, data la grande quantità d’acqua nella realtà ambientale, sempre accompagnati da salse molto piccanti.

Inoltre, ogni quindici giorni, il signore del castello doveva assistere alla corte di giustizia signorile, beninteso anche i servi dovevano assistere.

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5 pensieri su “VITA DI UN CASTELLANO DURANTE L’XI, XII SECOLO

  1. Salve Giovanna sono uno studente alla ricerca di informazioni riguardo la figura del castellano. Ho molto apprezzato il suo articolo sul personaggio in questione ma mi chiedevo su quali testi abbia potuto trovare queste informazioni tanto dettagliate.

    • ciao Alessandro,
      sono felice che l’articolo ti sia piaciuto. 🙂 le informazioni dell’articolo sono ricavate da un mix di saggi e articoli che ho letto negli anni. Per la parte del cibo puoi leggere “Alimentazione e cultura nel Medioevo” di M. Montanari, (Laterza, 2012); per la figura del castellano invece ti consiglio “Il basso medioevo di J Le Goff, (Feltrinelli, 1997) e anche “L’uomo medioevale” di Le Goff, (Laterza, 2006). Alcune considerazioni sono presenti anche in “Storia delle donne-il Medioevo-” di G: Duby e M. Perrot, (Laterza, 2010). Per quanto riguarda gli articoli, mi spiace ma non ne ho tenuto traccia.

    • Nel primo basso Medioevo, quindi non ancora vicino al Rinascimento, i signori locali e di grandi città usavano molto la lana per le tuniche e i mantelli, il lino egiziano per l’interula (le sottovesti e le cuffie femminili), la seta (le migliori erano prodotte a Palermo, Messina; Catanzaro nel XII secolo) ecc. Il broccato era più usato verso il XV secolo. Mi spiace, ma non ho immagini. Quelle dovrai cercarle in rete.

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