LO SVILUPPO ECONOMICO DI VENEZIA DALL’ANNO XI

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Già nel 1100 la città marittima era riuscita a eliminare dal Mediterraneo i pirati dalmati che la infestavano. Ogni cittadino veneziano era impegnato nell’attività marittima e ne dipendeva. La servitù, (es i servi della gleba legati alla terra del feudatario), qui non esistevano, solo il patrimonio monetario o di beni stabiliva la differenza sociale tra marinai, artigiani e mercanti. Il progresso economico è testimoniato dall’uso della scrittura, infatti ogni mercantile diretto in terre straniere aveva a bordo un monaco amanuense, tuttavia pare che gli armatori abbiamo imparato presto a tenere i propri conti e la corrispondenza commerciale. Ricordiamo che le prime forme di ragioneria sono di quel periodo. La chiesa per tutto il Medioevo non cessò mai di considerare peccaminoso per l’anima i profitti commerciali, il prestito a interesse, e le trasformazioni sociali che era impossibile impedire. A provarlo ci sono i testamenti di tanti banchieri e speculatori i quali ordinano in punto di morte di rimborsare i poveri che hanno imbrogliato in modo da ottenere l’assoluzione per il Giorno del Giudizio. Ciononostante le flotte italiane di Venezia, Genova e Pisa non mancarono di cooperare con i crociati nei periodi delle guerre contro i mussulmani, e non per motivi religiosi ma per puro lucro. I franchi aiutarono queste città ad ottenere degli scali sulle coste della Palestina, Asia minore e mar Egeo. Acri era all’epoca un porto multietnico dove tutte le nazioni commerciavano liberamente e da dove numerose navi partivano per Costantinopoli. Da questa città infatti i pellegrini ritornavano in Italia attraverso la via Egnatia che conduceva fino a Valona e da qui a Bari, oppure i mercantili trasportavano armi per la guerra. Gli storici sostengono apertamente che senza l’aiuto delle città marittime le crociate non sarebbero durate così a lungo. Dalla Terza Crociata in poi le navi invero si svilupperanno così tanto da poter trasportare per lunghe tratte uomini e armi pesanti (es Riccardo Cuor di Leone e Filippo Agusto1). Anche dopo la sconfitta cristiana i Turchi non crearono mai una flotta in concorrenza con l’Europa, troppo interessati a garantirsi il traffico delle spezie dalla Cina e dall’India.

1Lo sapevate che R Cuor di Leone e Filippo Augusto in gioventù sono stati amanti? Furono costretti a maritarsi con nobili donne per motivi politici, le casate dovevano perdurare. Come esclamò Eleonora d’Aquitania a suo figlio Riccardo, quando questi le fece capire che non era interessato al matrimonio “ Quisquilie!”

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