LA PESTE NEL XIV SECOLO

LA PESTE

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Dal 1300 al 1347 e anche qualche piccolo focolaio dopo quella data, cominciò a fare la sua comparsa la peste, chiamata all’epoca la grande pestilenzia. Prima di quella data la popolazione era periodicamente decimata da tifo, dissenteria, tubercolosi polmonare, malaria, vaiolo e lebbra. I cerusici non possedevano le capacità mediche per curare tali malattie: salassi, studio delle stelle e preghiere erano le loro uniche abilità. Salvo qualche piccolo monastero benedettino, dove si studiava l’uso delle erbe mediche, le persone affette dai diversi mali non erano curate. La peste venne vista come una punizione divina, la popolazione doveva espiare i propri peccati, così la Chiesa cominciò a organizzare processioni di flagellanti e preghiere nei centri religiosi, ma ovviamente i rimedi non funzionarono. I cristiani iniziarono a scagliarsi contro i miscredenti e gli ebrei che vivevano nelle città, accusandoli di eresie varie, aumentando il numero dei morti. Si credeva inoltre che il flagello fosse portato dall’aria insalubre, per cui si purificava l’aria con fuoco ed erbe aromatiche (come timo, assenzio e altre sostanze profumate), la situazione peggiorò fino a che la peste non uccise un terzo della popolazione. Nelle campagne, nella seconda metà del 1300, iniziarono a mancare contadini per mietere, trebbiare ed effettuare tutti i lavori legati alla terra. Quelli che sopravvissero ereditarono tutti i terreni dei parenti, diventando ricchissimi. Gli artigiani competenti scarseggiarono (c’era poca gente che sapesse riparare un tetto, costruire una casa, un mulino ecc) e il nobile dovette spesso pagarli quattro volte, rispetto alle somme precedenti. Una grande rivoluzione per l’epoca.

Quali erano le cause della peste?

  • Sovraffollamento: nel 1300 Milano, Venezia, Firenze e tante altre città commerciali avevano circa 10. 000 abitanti. Le città importanti come Parigi potevano raggiungere le 40,000.

  • Precaria igiene personale: in quegli anni era uso lavarsi solo mani, viso e braccia per tutto l’inverno e poco altro durante le stagioni calde. Mostrare il corpo nudo era estremamente sconveniente e ovviamente la maggior parte della popolazione non godeva di privacy.

  • Promiscuità dei rapporti: le meretrici furono accusate di aver diffuso il morbo, avendo più rapporti al giorno.

  • Basse difese immunitarie dovute alla scarsa alimentazione: una mutazione climatica nel XIV secolo, chiamata anche piccola glaciazione, comportò la diminuzione di produzione agricola in tutta L’Europa. Ci furono numerose carestie e la malnutrizione comportò un forte calo della forza immunitaria degli individui. In più, in Italia, in quel periodo vi erano forti battaglie guelfi-ghibellini. Le guerre distruggevano le coltivazioni faticosamente prodotte dai contadini, che non riuscivano a immagazzinarle nei granai. Gli abitanti poveri delle città potevano cibarsi di carne, spesso bianca, solo un giorno ogni venti. La vendita e quantità di cereali era molto limitata, spesso consumata dai nobili e ricchi commercianti. Lasciandone pochissimo a disposizione della popolazione.

  • Guerre: gli eserciti non seppellivano i morti e lasciavano i liquami a cielo aperto. Molto spesso si dovevano muovere velocemente e non avevano il tempo di creare delle fosse, anche se comuni. Questo stato di cose ha diffuso gravissime epidemie: tifo, dissenteria (le falde acquifere s’inquinavano e non si poteva più bere dai pozzi o fiumi), specialmente nei mesi caldi, come giugno, luglio e agosto.

  • Commercio: le strade verso la Cina, India e Medio-Oriente hanno diffuso morbi che prima in Europa non c’erano. Spesso numerose malattie erano portate dai mercanti e topi delle navi. Infatti si pensa che la peste sia entrata in Italia attraverso i porti di Venezia, Genova, Brindisi, Livorno e Napoli.

Quali erano i sintomi?

  • Bubboni

  • Barcollamento

  • Catarro

  • Convulsioni

  • Diarrea emorragica

  • Occhi infiammati

  • Paralisi

  • Respirazione difficoltosa

  • Sete intensa

  • Vomito

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