LA CONDIZIONE DELLA DONNA NEL MEDIOEVO

Fisicamente deboli e moralmente fragili le donne nel Medioevo erano viste come esseri da proteggere, sia dagli altri che da se stesse. Nobili, lavoratrici cittadine, o religiose di un convento erano sottoposte alla sorveglianza e guida degli uomini. Non potevano sostenere un’attività in proprio, neanche dopo una vedovanza, infatti l’universo femminile era limitato dalla legge della corporazione, la quale stabiliva che ogni amministrazione doveva essere integrata da un uomo.

  • Contadine:

Le contadine lavoravano pesantemente per mantenere la famiglia, spesso numerosa. Sposate in età fertile e giovanissime, spesso contro la loro volontà, mettevano al mondo dagli otto ai dieci figli, da accudire, nutrire, educare, molti dei quali morivano di malattia, malnutrizione o incidenti. Non avendo balie per la tutela dei bimbi più piccoli, questi erano lasciati in custodia a figlie in età della ragione (sei-sette anni) o suocera. Tuttavia molto spesso incidenti li menomavano o uccidevano: morsi di animali selvatici, annegamento, ustioni o cadute ponevano fine alla vita di bimbi dall’anno ai quattro. La preparazione del cibo quotidiano occupava molto tempo. Il camino, come lo intendiamo noi, non esisteva, c’era solo un focolare privo di canna fumaria, il fumo usciva dal tetto. I treppiedi, dove collocare padelle e paioli di rame o ferro, erano molti diffusi, la catena del focolare era per ricchi. I bimbi più piccoli l’aiutavano nel prelievo di acqua da bere e cucinare. Questa non si beveva mai pura, ma aromatizzata con spezie, frutta, erbe e aceto, l’unica possibilità d’evitare infezioni, considerando le grossolane tecniche per l’estrazione e la creazione di pozzi. La raccolta della piccola legna, l’accensione del fuoco e la sua sorveglianza spettavano sempre a loro. In casa erano responsabili anche della pulizia degli abiti (se di tessuto con cenere, altrimenti la lana veniva semplicemente spazzolata), casa e della tessitura.  All’esterno si occupavano principalmente della mietitura, fienagione, essiccazione del fieno, creazione di covoni di paglia, areazione del foraggio, potatura delle vigne e spremitura dei grappoli. La raccolta degli ortaggi, erbe medicinali, frutta spettava a loro, come pure la loro conservazione o lavorazione. Se la famiglia possedeva animali (galline, maiali e capre), spesso il nutrimento di questi era compito femminile, così come la creazione di burro e formaggio. Spesso in età tardo medioevale le donne gestivano la vendita di uova, prodotti conservati, tessuti, utensili d’artigianato prodotti dal marito.

  • Nobili:

 Nell’aristocrazia le donne vivevano sin dalla più tenera infanzia nel gineceo, occupandosi di lavori femminili, principalmente tessitura e ricamo, erano concesse in sposa molto giovani (a partire dai sette anni) e secondo la consuetudine dell’epoca costrette a vivere con la famiglia del fidanzato, in attesa dell’età consentita per maritarsi. Le nozze infatti erano considerate dai padri un mezzo per ottenere, mantenere potere. Il genitore si assicurava la loro sottomissione e obbedienza con promesse precoci di sposalizio, persuasioni e uso della forza, impedendo alle giovani generazioni, sia femminili che maschili, ingerenze di qualsiasi tipo. Inoltre il corpo femminile, prima e durante il matrimonio, doveva essere controllato e custodito, non solo dal marito, ma anche dalla suocera e domestiche, per assicurare alla casata legittimi eredi. La donna adultera era punita con la morte, mentre i mariti scoperti in tale reato ne uscivano impuniti. Molte volte accadeva che l’amante e i figli illegittimi vivessero nello stesso castello con la moglie, senza che questa potesse dissentire. Tuttavia non erano deboli, le nobili, una volta convolate a nozze, avevano il potere di comandare un’intera schiera di persone e tenere in mano le redini del feudo: controllavano il capocuoco per i pasti quotidiani, cuochi, panettieri, cameriere, ordinavano le spezie orientali per tempo, ispezionavano le lavanderie, la preparazione del burro, formaggio, vino e salatura della carne. Infine dedicavano molte ore della giornata alla tessitura, ricamo e cucito di capi di vestiario per l’intera famiglia, spesso molto numerosa. Tali matrimoni non duravano quasi mai più di dieci-quindici anni, in quanto erano condizionati dalle uccisioni in guerre per gli uomini e dalla pericolosità dei parti per le donne, le quali, nell’arco delle loro fertilità, mettevano al mondo circa otto-dieci figli, lasciandoli spesso orfani. Questa situazione favoriva il desiderio maschile di mogli  giovani, con grandi differenze d’età all’interno della coppia.

  • Borghesia cittadina: le commercianti

Anche nelle città, specialmente nell’alto Medioevo, le donne comandavano servitori di ogni sorta, numerosi quanto nelle campagne, a seconda della ricchezza e attività della famiglia. Si occupavano sempre di aiutare i mariti nella vendita di prodotti artigianali creati dalla famiglia: manici di balestre, tasche da sella, cinture di cuoio, speroni, saponi, pergamene, spezie importate dall’Oriente, lavori di tessitura e creazioni di filati di lana. Molti mestieri specializzati riguardanti la fabbricazione di pezze di lana venivano eseguiti nelle città: cardatura, pettinatura, filatura utilizzando rocche o fusi, tessitura su telai, eliminazione d’impurità con acqua bollente e sapone (eseguita dal lanaiolo), tintura (eseguita sempre dal lanaiolo), passaggio nella gualchiera per tirare e battere i tessuti in modo tale da renderli impermeabili e infine vendita del prodotto finito (eseguita dal lanaiolo). Nel XIII secolo gli affari dei commercianti nelle gilde o fraglie (in Veneto), comportavano calcoli spesso complicati ed era necessario sapere leggere, scrivere e far di conto, nacquero così scuole per ragazze borghesi tenute da beghine o suore dei diversi ordini che desideravano rompere il monopolio ecclesiastico e maschilista della cultura.

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